Era il 2012 quando io, Dylan il Grande, stavo scappando da una torma di zombie che mi inseguivano. Sono Dylan il Grande, ho 34 anni, sono un ragazzo tarchiato, con i capelli castani, gli occhi verdi e sono magrissimo. Erano le 6:45 del mattino e mi trovavo a San Francisco, sul Golden Gate Bridge, nel corso di una ferocissima apocalisse, quando ben quindici zombie con gli occhi completamente bianchi e i vestiti strappati sbucarono dall’angolo oltre il ponte e iniziarono a seguirmi. Fortunatamente riuscii a seminarli grazie alla nebbia del mattino. Da lontano intravidi una casa con ancora la luce accesa e decisi di entrare. Al suo interno trovai altre otto persone vive per miracolo. Una volta dentro, loro mi fecero accomodare e mi chiesero il mio nome. Io glielo dissi. Il ragazzo più giovane chiese : “Scusa, ma come fai a chiamarti Dylan il Grande se sei così basso e minuto?”. Io gli risposi con un tono sfinito: “Lascia stare che questo nome mi ha portato solo guai”. Una ragazza più o meno della mia età mi implorò :”Dai, parlacene, non sappiamo cosa fare, almeno passiamo il tempo prima della fine.” Allora iniziai a raccontare: “Era una giornata bellissima. Mi trovavo ad un concerto, quando le guardie mi acciuffarono scambiandomi per un ladro. Mi chiesero il nome e glielo dissi, loro mi risposero che non potevo chiamarmi così perché il vero Dylan il Grande era il cantante che doveva esibirsi. Mi portarono nel suo camerino e quando gli raccontai cosa fosse successo quello si mise a ridere perché una volta, mentre stava cercando il suo manager, lo aveva trovato nel suo ufficio insieme al manager di un attore famoso. Quando si era presentato, questi gli aveva detto che era impossibile si chiamasse così, perché l’unico Dylan il Grande era l’attore per cui lavorava. Lo aveva portato da lui, al quale era successa la stessa identica cosa. Mentre era in giro in centro, aveva incontrato degli haters che, riconoscendolo, gli erano andati incontro iniziando ad insultarlo, dicendogli che il vero Dylan il Grande era un influencer bellissimo e famoso in tutto il mondo, al quale però era successo lo stesso fatto. Quando era stato in Cina per un viaggio, delle persone lo avevano riconosciuto e avevano deciso di portarlo dall’unico ed inimitabile Dylan il Grande. Lo condussero da un ragazzo di circa trent’anni il quale era rispettato da tutti per il grande coraggio dimostrato nel fare la cosa giusta. Un giorno dei carri armati erano stati incaricati di dare inizio ad una rappresaglia in piazza Tienanmen. Dylan il Grade, che era piccolo ed esile, si era messo davanti ai carri per non farli partire ed era riuscito nella sua impresa. Da quel giorno tutti lo avevano ammirato.”
Alla fine del racconto, il ragazzo più giovane mi chiese :”Ma non è che eri tu il ragazzo dei carri?”. Ed io risposi, sospirando :”Eh caro, il mondo è piccolo in fondo”.
Giada Renzoni


