Era una normale serata di fine estate.
Mi trovavo a casa con il mio fratellino di 14 anni, ero
appena tornato dagli allenamenti e mio padre si trovava a lavoro.
Bussarono forte, sulla vecchia porta di betulla bianca.
Pensai che fosse nostro padre. Andai e aprii la porta: non
c’era nessuno .
Abbassai la testa e vidi ai miei piedi una busta, mentre poi
alzavo lo sguardo vidi quello che sembrava un uomo agghindato con cappotto,
pantaloni e scarpe nere, ma non me ne importò più di tanto: presi la busta e rientrai in casa.
Verso le otto di sera arrivò mio padre: lo salutai e lui
ricambiò con un sorriso, mentre io stavo cercando di staccare Tommi dai videogiochi
e metterlo a tavola per mangiare il pollo con insalata.
Nel momento in cui mio padre si stava svestendo vide la busta, mi chiamò e mi chiese che cosa
contenesse: gli risposi che non lo sapevo, e che lo stavo aspettando per
aprirla.
La aprimmo e vedemmo che c’erano tre biglietti per la
Romania.
Uno per me, uno per mio padre e un altro per mio fratello.
Vi starete sicuramente chiedendo di mia madre. Lei è morta con la nascita di Tommi quando avevo otto anni.
Quattro giorni dopo partimmo dall’America del nord (in un
paesino della California) fino alla lontana Romania.
Fummo cordialmente condotti in una specie di castello su una collina che
dava la vista su quel paesino pieno di vitalità. C’era un sole velato da delle
nuvole fini come zucchero filato. Ci accolse una cameriera (credo l’unica), che
ci portò da un signore seduto su un alto scranno.
Era il signore del pacco. Ci fece accomodare su una sedia e
ci disse che nostra madre ormai defunta aveva uno zio, Lord Ivan Brozlovic, diventato milionario grazie ai suoi libri.
Alla sua morte, Lord Brozlovic le aveva lasciato il castello
e i soldi, che quindi di fatto ora passavano a noi.
Ma nostro padre stava per rifiutare quell’eredità, senonché ci
guardò negli occhi e accettò.
Nel frattempo mio
padre fece amicizia con la gente del posto, soprattutto con una donna molto
bella, simpatica e divertente.
Tuttavia a mio avviso aveva qualcosa che mi disgustava e schifava.
Una notte stranamente fredda
e ventosa, sentii cascare dei vasi per terra, ma non mi mossi dal letto.
Dopo una mezz’oretta uscii da sotto le coperte.
Tirai un sospiro di sollievo. Non feci in tempo a chiudere gli occhi che mi sentii prendere la
gola e svenire.
Dopo poco mi svegliai, e la prima cosa che vidi fu mio
fratello. Mi chiesi dov’ero: mio
fratello mi disse che eravamo in una specie di taxi. Ci portarono in una
caverna ammuffita, piena di acqua che arrivava fin sopra le caviglie.
Mi sentii strano, come coperto di peli, più grande e
vagamente più selvaggio.
Sentii l’acqua muoversi e anche delle voci sghignazzare.
Erano cinque uomini con mio padre e una donna, proprio
quella alla quale mio padre si era interessato.
A un certo punto mio fratello si trasformò in una belva
anche conosciuta come licantropo. La donna disse che era un vampiro, e che
nostro zio Lord Ivan Brozlovic era un lupo mannaro, benché anche noto scrittore di libri: aveva mantenuto
questa doppia identità da tempo.
Zio Lord Ivan Brozlovic si preparava a sparare Tommi con un proiettile d’argento.
Tommi si agitò e strappò le catene, aggredì la donna e ci
furono zampate, calci, pugni ma alla fine egli fu buttato per terra e mirato
con la pistola.
Ad un tratto arrivai io, liberato dalle catene grazie alla
trasformazione. Sferrai un pugno alla donna che la fece volare fuori dal
palazzo ed essa si sbriciolò fino a diventare polvere a contatto con la luce
del sole.
Agli altri successe la stessa cosa. Ritornammo da nostro
padre, lo abbracciammo e tornammo al castello.
La sera stessa festeggiammo Halloween e da lì iniziò la
nostra vita in Romania.
LEONARDO NICOLETTI